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domenica 31 ottobre 2010

Come fa opposizione la sinistra?

All'una di questa notte, girando per i canali radiofonici mi imbattevo in radio Maria dove si diceva quanto segue:
L'onorevole D'Alema si è rivolto alla Chiesa (non diceva a chi) per chiedere di fare qualcosa onde chiedere autorevolmente le dimissioni del governo Berlusconi in relazione ai fatti di Ruby. 
Poi l'ecclesiatico commentava dicendo che mai la Chiesa si metterebbe a interferire negli affari della politica italiana e che unico scopo della Chiesa è la salvezza delle anime perchè Gesù è venuto sulla terra per i peccatori e non per i giusti.
A parte le motivazioni di Radio Maria che non interessano poi molto, quello che meraviglia è che un esponente del PD, e della storia del PD, non trovi la forza per contrastare con mezzi politici  adeguati il Capo del Governo e cerchi di farlo fuori per interposta autorità: La Chiesa. 
Un segno di imperdonabile debolezza da parte di chi dovrebbe scendere in campo con ben altri argomenti per mostrare la superiorità qualitativa dei propri progetti per l'Italia. 
Mi sembra veramente la concretizzazione di una banalità assoluta che vidi su internet dove un tizio aveva postato l'immagine del sacro cuore di Gesù con la frase : O Gesù dagli occhi buoni, fai ****** Berlusconi. Una nauseante banalità messa in pratica da un raffinato politico come d'Alema.

sabato 30 ottobre 2010

Le grandi manovre per aumentare il consenso

Oggi a nulla varrebbe ripetere slogan propagandistici attraverso una stazione televisiva monotona, che non fosse in grado di suscitare interesse nei telespettatori. Viceversa creare situazioni d’impatto sul pubblico che vengano recepite dal mondo della comunicazione e mostrate da tutti i canali, anche da quelli sfavorevoli nei confronti dell’attuale governo, paga molto in termini di popolarità e quindi di consenso.
Una cosa assolutamente sciocca come la barzelletta con bestemmia finale alla veneta, raccontata da Silvio Berlusconi e ripresa da tutti i canali, nonché da internet, youtube ecc., è stata una delle grandi trovate del premier per far parlare di sé e quindi procurarsi consenso a basso prezzo. Certo, perché quanto più appare la sua faccia, quanto più si discute di lui, e quanto più una buona parte della popolazione si trova in sintonia con la sua banalità, tanto più aumenta il consenso.

Il 21 ottobre scorso scrivevo quanto sopra nell’articolo: L’arte di fabbricare consenso, che oggi è confermato in piena regola dalle cronache del cosiddetto Unga Bunga e annesse situazioni piccanti che riguardano il Primo ministro della Repubblica Italiana Silvio Berlusconi.
Bisogna dire che egli è anche molto fortunato dal momento che il caso esplode pittoresco e maestoso come sfondo a una giornata d’impegno a Bruxelles, la cui rilevanza politica dell’Italia non sono riuscito a individuare, e la conclusione del problema rifiuti a Napoli, questa ben evidenziata,  trama su un tessuto sfilacciato e mirabilmente ricomposto.
Per quanto riguarda Bruxelles, la sua più rilevante azione è stata l’autodifesa dagli attacchi delle sinistre e dei giornalisti bugiardi per cui ha speso una conferenza stampa a proposito di Ruby e dei suoi presunti comportamenti goderecci, chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza. Delineando ancora una volta i tratti della propria personalità estroversa, di grande lavoratore, capace però di ottenere un riposo mentale con serate allietate da donne che con la loro gradevole estetica gli fanno ottenere quel che altri cercano con lo yoga o la meditazione o con i massaggi californiani.
Il palcoscenico era internazionale per cui altri capi di stato seguivano questi voli sentimentali con divertimento, avendo davanti il modello di italiano medio dal quale io non vorrei essere rappresentato.
Molti di noi però amano identificarsi in quel modello: avere tanti soldi, donne a volontà, avere il potere di aprire la porta di una cella carceraria a una ragazza con tanti sogni, e dai! Come funziona la fabbrica del consenso!

C’è stato solo un piccolo imprevisto: Famiglia Cristiana ha scritto che Silvio Berlusconi è una persona malata, e che aveva ragione la sua ex moglie Veronica Lario ad affermarlo.

A parte il dispiacere che avrà avuto dal momento che una parte importante del consenso viene dal mondo cattolico e uno strappo in questa direzione non gli è favorevole, da parte mia cerco di trovare quel che è giusto per Berlusconi e quel che è giusto per il popolo italiano, non mi piace che lui con il marketing che fa della propria faccia, condizioni milioni di persone che dovrebbero togliersi la benda dagli occhi e riflettere bene se vogliono votarlo ancora si o no.

Però gli argomenti di Famiglia Cristiana sono veramente abietti e sleali. Non posso condividere questo modo di dissentire. E poi, ammesso che parlino per la Chiesa, mettono su un piedistallo una morale cattolica superatissima, ignorando che esiste una morale laica più stretta e più giusta, più aderente ai tempi in cui viviamo, e a cui buona parte delle persone si riferisce.

Mi meraviglio di D’Alema che appena uscita la notizia di Ruby ha invocato un giudizio della Chiesa sui fatti ultimi che riguardano Berlusconi.

Per voltare pagina dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare, attaccarci al bene, suscitare idee nuove, sganciarci dall’influsso ipnotico dei media, specie quando sono abilmente pilotati da professionisti della comunicazione, riprendiamo in mano il potere, pacificamente ma efficacemente. Non cessiamo mai di informare gli ignari di quanto succede in questo paese, cercando di suscitare una passione per il bene comune che sia il seme di un Italia rinnovata e non più corrotta. 
Non dobbiamo aver paura di pensare cose diverse e di dividerci di conseguenza. Se quel che vogliamo è il bene, abbiamo una radice comune e le diverse dialettiche serviranno a far prevalere le vie migliori, senza rivalità ossessive.

venerdì 29 ottobre 2010

Abolizione vitalizio ai parlamentari

Chiedo a chi sa come far girare queste cose di introdurre il problema a livello europeo, perché vi sia una soglia condivisa nell’ambito dei paesi europei per il trattamento economico dei parlamentari. Forse da Bruxelles potrebbe venire una regola che dovrebbe essere rispettata da tutti gli Stati, salvo pesanti sanzioni da comminarsi in caso di trasgressione per superamento di certi limiti.
Non si fa così in tanti altri casi, per esempio per salvaguardare i tesori naturali e ambientali? Ebbene anche l’ambiente politico europeo merita rispetto.

Il giorno 21 settembre 2010 il Deputato Antonio Borghesi dell'Italia dei Valori ha proposto l'abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione. Indovinate un po' come è andata a finire ! :
Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 498).
Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera :
Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio.
Vi prego di leggere il seguito sul sito qui indicato:



Dopo di che mi chiedo quando mai sarà possibile fermare l’irrefrenabile voracità del potere, legittimamente umana, di aumentarsi le retribuzioni senza che nulla o nessuno stabilisca un limite a questa escalation? Che cosa può giustificare il proiettare nel futuro i vantaggi di un vitalizio che fa brillare solo una grande disuguaglianza dei cittadini a dispetto dell’art. 3 della costituzione?
Dai dati sopraindicati risulta che solo il 4,40 % dimostra di avere una coscienza, e allora?

Chiedo a chi sa come far girare queste cose di introdurre il problema a livello europeo, perché vi sia una soglia condivisa nell’ambito dei paesi europei per il trattamento economico dei parlamentari. Forse da Bruxelles potrebbe venire una regola che dovrebbe essere rispettata da tutti gli Stati, salvo pesanti sanzioni da comminarsi in caso di trasgressione per superamento di certi limiti.
Non si fa così in tanti altri casi, per esempio per salvaguardare i tesori naturali e ambientali? Ebbene anche l’ambiente politico europeo merita rispetto. 

Costituzione della Repubblica Italiana. Usi in deroga.

Con l’andar del tempo la Costituzione sta diventando più un testo di riferimento che non la madre di tutte le leggi. 
Dico questo ripensando ad alcune cose che si vanno dicendo oggi giorno a proposito di quel che succederà nel caso il cerino prenda fuoco e il governo debba dare le dimissioni.
Alle elezioni subito, affermano i partiti di maggioranza. E l’onorevole Cicchito riafferma: non andare alle elezioni sarebbe un golpe dell’opposizione.

E’ sempre la malafede che predomina, non credo l’ignoranza. Il nome di Berlusconi vicino al simbolo del partito non è un plebiscito a favore di una persona. Non tutti coloro che hanno votato PDL volevano Berlusconi ma tant’è, uno che voleva votare centrodestra non poteva ripiegare sul PD! Per cui, se vogliamo fare le elezioni presidenziali, dobbiamo prima cambiare la Costituzione e non pasticciare le cose affermando degli usi costituzionali che vanno seguiti indipendentemente dalla Costituzione. E’ proprio quel che non si deve fare: usare leggi ordinarie, più o meno elettorali per applicare norme contrarie a quelle previste.
Per cui il vero golpe sarebbe che il governo desse le dimissioni e non desse la possibilità al Capo dello Stato di tentare un nuovo governo magari sempre di destra, dando l’incarico di formare il nuovo governo che so, alla Carfagna, perché la Carfagna può raccogliere i voti necessari alla fiducia. Ho fatto il nome a puro titolo di esempio naturalmente.

Un'altra cosa è che le cariche istituzionali dello Stato sono il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere e il Presidente della Corte Costituzionale. I Presidenti delle Camere durano in carica per tutta la durata del Parlamento. 
Quello del Premier invece è un incarico costituzionale di Primo Ministro, primus inter pares e dura fin che dura il gabinetto. Finito il governo, finito l’incarico. Ecco perché poco tempo fa si voleva estendere ai ministri l’immunità. 
Il Presidente del Consiglio non è un’alta carica dello stato, perché finisce con le dimissioni del governo e un lodo che lo protegga dai processi non ha senso, inoltre per proteggerlo questo lodo dovrebbe essere reiterabile. Infatti se fosse lui stesso a ricevere il nuovo incarico e a provvedere al rimpasto, non potrebbe andare avanti perché il lodo avrebbe già esaurito la sua efficacia. 
Insomma questa legge per proteggere Berlusconi non ha né capo né coda e, di fatto, dovrebbe governare chi ha tutte le carte in regola per farlo.  E Berlusconi le carte in regola le ha, dal momento che ha ricevuto l’incarico non dal popolo, ma dal Presidente della Repubblica che ne ha accettato la capacità di formare un nuovo governo basato sul consenso della maggioranza parlamentare.
Se viene meno la maggioranza per fatti nuovi sopravvenuti, bisogna tentare un nuovo governo ed è quello che dovrebbe fare il Capo dello Stato, prima di indire nuove elezioni.
Non è legittimo pretendere che il Capo dello Stato indica nuove elezioni soltanto perché così vuole il Capo del Governo dimissionario e non più sostenuto dalla maggioranza.
Non è legittimo pretendere, per fortuna senza alcun esito, che il Presidente della Camera dia le dimissioni, perché non fa più parte dello stesso schieramento politico.
Ed è già molto anomalo che siano state cambiate le regole e che i Presidenti delle Camere siano eletti secondo i desideri del Governo, invece di seguire le regole costituzionali che non stabiliscono la preferenza di una parte politica, ma la preferenza espressa dalla maggioranza parlamentare dei die terzi.
E’ non solo anomalo, ma molto grave che si vogliano  considerare i PM nemici della Repubblica (“con questi PM non si può governare senza uno scudo” ha affermato recentemente il Premier), consapevoli che se fosse possibile mandare a casa tutti i PM e rinominare solo quelli favorevoli al presente governo il problema non gli cambierebbe se questi nuovi PM volessero continuare a svolgere onestamente la loro funzione.
Insomma  quel che mi dà fastidio in tutto questo ambaradan è che nel fumo sollevato da mille insulse battaglie, incluse quelle sulle abitudini sessuali del Premier che non dovrebbero interessare nessuno, si perde di vista il fatto che si sta scrivendo una costituzione parallela scritta con la c minuscola che comporta l’elezione di un Premier, anziché di un partito, carta bianca al Premier per tutte le cariche repubblicane in cui è possibile interferire, Presidenti di Camera e Senato decisi dal governo e della stessa parte politica vincente, la Rai sotto il controllo del Governo, decisione di andare alle urne sottratta al Capo dello Stato, in nome della volontà popolare che era stata espressa alle precedenti elezioni. Questo è quanto balza agli occhi , ma sarebbe interessante capire di più, confrontando ogni decisione con i contenuti della Costituzione.
E quel che è peggio è che nessuno si accinge a cambiare la Costituzione secondo le regole dalla stessa indicate, a parte il lodo Alfano che sta seguendo quell’iter per motivi diversi dal rispetto della Costituzione. In quel caso la costituzione con la c minuscola aveva trovato un ostacolo nella Corte Costituzionale, e così si sta tentando di costruire una legge costituzionale che elude la Costituzione, dal momento che non si capisce come si possa fare una protezione speciale accomunando le figure del Capo dello Stato e del Governo, e quindi includendo una figura non istituzionale come il Primo ministro, ed escludendo le tre figure istituzionali che sono i presidenti delle Camere e della Corte Costituzionale.
E’ già aberrante una legge ordinaria ad personam, ma una legge costituzionale ad personam lo è ancora di più. Questa protezione delle funzioni può essere la ciliegina sulla torta, solo dopo che si sia dibattuto e deciso in funzione dell’esperienza della prima repubblica, quali devono essere le nuove funzioni di Presidente e come devono essere elette queste funzioni. Una volta riscritta la Costituzione nelle parti ritenute non adeguate al mutamento dei tempi, potremo approvare anche una nuova legge elettorale che soddisfi tutte le parti. Tutto questo naturalmente a prescindere da Silvio Berlusconi!



domenica 24 ottobre 2010

Napoli e la differenziata

Che strano! Ho sentito solo una volta in un telegiornale, non ricordo quale, la Jervolino che diceva che si, è accusata di aver causato il problema delle immondizie a Napoli per non aver proseguito l'azione di persuasione porta a porta ad applicare “la differenziata”, ma lei non ha potuto farlo per mancanza di soldi, in quanto il Comune era già disastrato ed era impossibile provvedere a nuove spese. Perché non si è dato spazio a questa giustificazione? Non sarebbe giusto sapere se quella di Jervolino è una squallida scusa o è un ragionevole motivo per aver omesso un compito essenziale per il bene della città? E se ha sbagliato perché non è stata commissariata? E se non ha sbagliato perchè non è stata aiutata? Si dice anche che la criminalità organizzata non ha interesse ad alimentare la protesta, in quanto i trasporti della monnezza sono una voce importante nei loro bilanci. E quindi le cose stanno bene cosi' come sono. Si dimentica che un obbiettivo importante per loro oltre i proventi di cui sopra è quello di inculcare nelle persone la persuasione che lo Stato non c'è, dello Stato non ci si può fidare e l'unica saggia decisione per le popolazioni campane è di affidarsi al loro potere. Incendiare bandiere e certificati elettorali è già un ottimo risultato in questa direzione.

sabato 23 ottobre 2010

Il lodo inutile

Dopo tante discussioni e tanto esagitarsi sulla questione del lodo, il centro-destra per riproporlo in chiave costituzionale, il centro-sinistra per denunciarne l’illiceità, il centro-destra per farne accettare i contenuti ai finiani, il centro-sinistra per gridare contro una legge ad personam, il centro-destra per gridare l’esigenza nell’interesse della democrazia che il premier possa governare in pace, senza dover fare le corse in tribunale, il centro-sinistra  per gridare l’urgenza  che il premier se ne vada in una delle sue venti case, purché sparisca definitivamente dalla scena politica. Ebbene, è bastata una breve nota del Presidente della Repubblica per suscitare la seguente reazione del Presidente del Consiglio pubblicata dal  Corriere della Sera: «Non cambia nulla con l'intervento del presidente della Repubblica - dice -. A questo punto io chiederò che quella legge costituzionale venga ritirata. Il lodo Alfano porta con sé un meccanismo farraginoso per l'approvazione e in questo modo serve soltanto a dare fiato alle polemiche strumentali dell'opposizione».
Questa reazione è troppo composta e tranquilla perché possa essere considerata normale. Il 14 dicembre è vicino e il nostro premier non è persona da mollare la presa con tanta facilità!
Quale sarà l’asso nella manica?

venerdì 22 ottobre 2010

Democrazia e TV

La Rai era un ente radiotelevisivo che aveva lo scopo di alimentarsi con il canone, quindi di essere indipendente da qualunque potere economico, e di diffondere notizie, programmi didattici , musica classica, e comunque anche programmi di musica leggera e di divertimento come il festival di S.Remo e Lascia o Raddoppia. Quei canali della Rai erano unici, salvo alcune reti locali che, ricordo, non potevano mandare in onda niente che potesse assomigliare a un telegiornale.
Un grande senso di responsabilità era sentito dai dirigenti per cui si controllavano con attenzione i contenuti morali e la decenza degli abiti femminili. L’educazione dei bambini doveva essere aiutata e non messa in difficoltà dal piccolo schermo. Gran parte degli utenti condivideva questi principi, per altri bisognava allinearsi con le posizioni del resto del mondo, considerate sempre più avanti delle nostre.
Nel frattempo il deficit della RAI era sempre più consistente e i Caroselli insufficienti a rimettere in ordine i bilanci. Il fatto che venisse accettato che Rai1 dovesse essere il più vicino alla DC, RAI 2 potesse essere orientato più a sinistra ecc. finì per dare spazio alle televisioni private, sostenute da Craxi che nelle sue capacità avveniristiche, diede lo spazio alle reti di Silvio Berlusconi per crescere e diventare potenti sul mercato. La Rai per non  soccombere aveva bisogno di più soldi e quindi finì per essere quasi commerciale. Pubblicità e canone, ecco il pasticcio che dovrebbe conciliare esigenze di audience e sevizio pubblico. Non si può. Il risultato è un ibrido senza fascino che si dibatte per mantenere questa duplice difficile faccia.

Quello che mi chiedo è perché bisogna rimanere legati al passato che, anche se ragionevole in illo tempore, oggi diventa anacronistico e pesante.
Privatizzazione della Rai, stop al canone, revisione delle regole per tutte le televisioni sono i passi necessari per ricreare un modello adeguato alle odierne necessità.
Le televisioni devono essere tutte uguali, nel senso che tutte, al momento in cui vanno in onda, effettuano un servizio pubblico, e tutte devono essere controllate allo stesso modo, perché le esigenze dei telespettatori siano rispettate. Tutte le voci politiche presenti allo stesso modo, anche le più minoritarie, programmi educativi presenti su tutte le reti, ci devono essere regole condivise a livello politico, che vanno rispettate.  Faccio l’esempio di un’industria alimentare che mette il capitale proprio e ha fini di lucro, ma non può permettersi di avvelenare i clienti per aumentare gli utili e quindi ha una quantità notevole di leggi, regole e adempienze da rispettare. Se non le rispetta, dure sanzioni verranno comminate, perché il servizio di approvvigionamento dei clienti non è avvenuto nel rispetto della loro salute.
Fra le regole condivise dovrebbe esserci anche quella di una grande libertà politica nella manifestazione dei diversi punti di vista, indipendentemente dall’azionariato, e i giornalisti che denunciano fatti inquietanti, anche se non ancora dimostrati a pieno dovrebbero essere coperti da uno scudo giornalisti che li metta al riparo da querele o richieste di risarcimento tendenti a ridurre al silenzio chi osa sollevare dei dubbi sull’operato dei VIP. Insomma , la vogliamo una vera democrazia o no?

giovedì 21 ottobre 2010

L’arte di fabbricare consenso.

Quando ancora non c’erano i mezzi di comunicazione di cui disponiamo oggi e si disponeva di radio, giornali, discorsi e scritte sui muri, colui che si era preposto a condottiero delle italiche sorti (Benito Mussolini), era riuscito nei primi anni del ventennio ad aumentare il consenso a dismisura, arrivando a livelli stratosferici nel 1936. L’illusione che l’Italia potesse diventare una grande nazione, anzi un grande impero, era riuscita a penetrare nella testa di moltissime persone e le minoranze messe fuori gioco, oppresse ed esiliate, non potevano dare un prezioso contributo alla visione serena di ciò che era possibile e di ciò che invece era il seme di una rovina collettiva.
Era vietato considerare le cose realisticamente, ciò era bollato come pessimismo e disfattismo.
Era di moda l’ottimismo e questo fu l’inizio di un percorso doloroso che ci avrebbe portato alla rovina.
Silvio Berlusconi non ha nulla a che fare con il dittatore di cui sopra, anche perché si muove in un ambiente democratico che, anche se gli sta un po’stretto, è l’habitat naturale del suo potere.
Il tratto in comune è la capacità di creare consenso. Che ci sia democrazia o dittatura, questa capacità è essenziale per incanalare potere e liberarsi dalle regole che imbrigliano cavallo e cavaliere. Oggi abbiamo mezzi di comunicazione che sono ben al di là della radio e delle scritte sui muri, ma non è tanto il fatto tecnico che si impone, quanto l’uso che viene fatto della comunicazione.
Oggi a nulla varrebbe ripetere slogan propagandistici attraverso una stazione televisiva monotona, che non fosse in grado di suscitare interesse nei telespettatori. Viceversa creare situazioni d’impatto sul pubblico che vengano recepiti dal mondo della comunicazione e mostrati da tutti i canali, anche da quelli sfavorevoli nei confronti dell’attuale governo, paga molto in termini di popolarità e quindi di consenso.
Una cosa assolutamente sciocca come la barzelletta con bestemmia finale alla veneta, raccontata da Silvio Berlusconi e ripresa da tutti i canali, nonché da internet, youtube ecc., è stata una delle grandi trovate del premier per far parlare di sé e quindi procurarsi consenso a basso prezzo. Certo, perché quanto più appare la sua faccia, quanto più si discute di lui, e quanto più una buona parte della popolazione si trova in sintonia con la sua banalità, tanto più aumenta il consenso. Un consenso ipnotico che non è un consenso democratico. L’urna elettorale però non fa distinzione fra i due tipi di consenso!
Ed è così che la democrazia potrebbe svuotarsi del suo significato più vero, essere strumento di governo del popolo e non di un uomo solo attorniato da guardie del corpo.

martedì 19 ottobre 2010

L'ultima proposta di Beppe Grillo

DUELLO SU FACEBOOK: GRILLO VUOLE TOGLIERE IL VOTO AI SESSANTENNI, PANNELLA NON CI STA







Pannella 81 anni, Beppe Grillo 62 si sono incontrati su  e Pannella ha risposto ad una delle provocazioni di Grillo quella di privare dei diritti civili gli ultra sessantenni, in particolare la proposta demenziale è quella di togliere il diritto di voto. Pannella ovviamente non ci sta e con pazienza spiega al "monologante" Grillo il perchè tutto avviene su Facebook ed ecco il carteggio originale e completo.
ELEZIONI: GRILLO, DOPO I 60 ANNI NON SI VOTI PIU' -Per Beppe Grillo dopo i 60 anni non si dovrebbe piu' votare. A Trieste, prima di uno spettacolo, il comico genovese e'tornato a parlare di politica per lanciare quello che lui stessoha definito il voto a punti'. Tra i 15 e i 60 anni - ha dettoprovocatoriamente Grillo - il voto sia normale, dai 60 anni inpoi non si voti piu'. Grillo ha precisato che il suo non e' un attacco agli anzianima - ha sottolineato - e' importante che non siano i vecchi a fare le scelte.

Quanto sopra da : http://www.clandestinoweb.com/number-news/12964-duello-su-facebook-grillo-vuole-togliere-il-voto-ai-sessantenni-pennella-non-c.html

C’è bisogno di idee nuove, costruttive e che allarghino la piattaforma democratica.
C’è bisogno di energie forti che spesso vengono dagli ultrasessantenni e vorrei vedere uno studio sull’età di chi si astiene dal voto. Cominciare a isolare alcune classi, isolandole dal controllo della cosa pubblica sarebbe un micidiale inizio per trasformare la democrazia in dittatura di pochi. Infatti piano piano si potrebbe chiedere l’esclusione dei malati terminali, di alcune categorie di disabili, delle casalinghe, di preti e suore o di chi non partecipa al ciclo produttivo e quindi è fuori del pil.
Questa insoddisfazione della democrazia è dovuta al fatto che ce l’hanno annacquata come potrebbe avvenire per un buon vino che è stato allungato e reso insapore. E’ dovuta al fatto che la gente non si riconosceva nei partiti e nelle beghe politiche e il voto per molti era un’azione casuale non vissuta come un interesse importante per la propria persona e per la propria famiglia. Da qualche tempo grazie ai talk show e ai dibattiti politici spettacolo, è tornato un certo interesse alle vicende governative, grazie anche al nostro premier che ha saputo inserire la sua faccia in tutte le più importanti espressioni pro e contro di lui. La propaganda dei progetti politici non c’è più, c’è la pubblicità delle facce e la gente sta vivendo qualcosa che non è democrazia, è “Carosello”.
Però molti credono che questa sia la democrazia e sono stufi.
Si dovrebbe capire una cosa: Lo Stato, per non essere un semplice apparato di sicurezza militare, deve provvedere al benessere dei suoi cittadini. Per far questo ha bisogno di mezzi finanziari che vengono dalle tasche dei contribuenti (dovrebbero essere tutti quelli in grado di produrre reddito!).
Poiché fin dal tempo degli antichi romani c’era il brutto vizio di approfittare del danaro pubblico, da parte di chi è preposto alla sua gestione, i cittadini che fanno parte dello stato democratico hanno il diritto/dovere di vigilare per accertarsi che tutto il denaro prelevato sia utilizzato per il bene pubblico. Lo strumento più elementare di questo controllo è il voto. (Per chi sente di volersi impegnare ce ne sono anche altri che già esistono o che si potrebbero inventare). E allora? Vogliamo togliere il voto a una parte di cittadini che Pannella fa notare trattarsi di 16 milioni di persone, solo perché hanno superato i 60 anni? Chi ha contribuito per 60 anni all’evoluzione di questo paese dovrebbe essere considerato ormai incapace di esercitare un controllo sulla cosa pubblica a partire dal voto? Che razza di cavolata è questa?
Invece di estendere il voto agli immigrati regolari che vivono in Italia lo vogliamo togliere agli italiani che non hanno più l’età? Spero che qualcuno si scusi…

domenica 17 ottobre 2010

Un nuovo patto sociale?

C'era una volta un capitalismo che spremeva i lavoratori il più possibile pur di aumentare gli utili e dare legittime soddisfazioni a chi il capitale se lo era costruito con il sudore della fronte dei lavoratori piuttosto che con le mazzette, le frodi fiscali e le capacità manageriali.
I frutti erano abbondanti e se ne chiedeva una più equa distribuzione. Non fu sacrificio da poco per quei nonni e quelle nonne che allora erano donne e uomini i cui diritti umani di lavoratori non erano riconosciuti e non si parlava unicamente di busta paga, ma di rispetto della dignità umana in quella fase fondamentale della vita che è l'attività lavorativa. 

Lo Statuto dei lavoratori fu un riconoscimento dei diritti sul piano dell'essere e non soltanto sul piano dell'avere.

Ripatteggiare in deroga significa negare significato a un documento che interpretava mirabilmente l'articolo uno della Costituzione. 
E se neghiamo l'importanza del lavoro come valore fondante della nostra Repubblica, apriamo la strada alla rassegnazione e alla rinuncia.

Questo capitalismo neocolonialista di oggi preferisce sottrarsi alle regole che intralciano la strada del profitto in nome di diritti affermati in Italia e andare dove questi diritti non sono stati ancora affermati e quindi c'è campo libero per lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Non sarà per sempre, ma intanto si può speculare sul momento contingente, prima che nuovi movimenti come già si intravedono in Cina, restituiscano dignità di persone a lavoratori cui talvolta è negata persino l'identità personale.

E così paesi del sottosviluppo, anzichè essere aiutati ad uscire dal degrado, vengono sfruttati per carpire più lauti guadagni a favore di gente che non si fa scrupoli nel seguire qualunque strada vada in quella direzione in deroga a qualunque principio morale ormai dimenticato o considerato obsoleto.

Così le fabbriche se ne vanno e in Italia rimane il vuoto, alcuni buchi nel cemento dove prima erano allocate delle macchine. E gente che piange. 
Ora si comincia a dare un'alternativa: vuoi continuare a lavorare? Ok, devi diventare uno di loro, dimenticare i contenuti dello Statuto dei lavoratori e tornare alle non regole del capitalismo selvaggio. Altrimenti il lavoro è perso.

Il potere del capitalismo oggi non è più bilanciato dal diritto di sciopero, visto che l'unico che può essere messo in ginocchio è il lavoratore, con lo spettro della definitiva rimozione della fabbrica nella quale lavora.

L'esperienza insegna che il lupo mangia le pecore se può, fare un patto con il lupo è mera illusione. Negli anni 80 ad esempio si davano congrue esenzioni fiscali più contributi a fondo perduto a chi installava nuove fabbriche al sud. In molti casi una volta ottenuti i benefici le fabbriche venivano smantellate per traslocare altrove e i dipendenti perdevano il lavoro. Non se ne viene fuori senza una politica degna di questo nome. Non che la politica si possa fare carico del mondo del lavoro, ma degli equilibri sì, può farsi carico.
E poi il mondo del capitale non ha più patria, l'economia è globale e questo cammino è stato velocissimo. Non altrettanto veloce per il mondo del lavoro, ancorato alle realtà dei propri paesi e che difficilmente riesce a trovare una identificazione internazionale. 
Se il lavoro non ritrova la propria forza e la capacità di organizzarsi in una lotta non violenta , ma intelligente alle strutture di comodo che cercano il meglio per se stessi e non per la società globale, ci sarà un periodo non breve di grandi sofferenze prima di ritrovare un nuovo equilibrio. Le soluzioni non sono facili, ma appunto per questo la gente che lavora deve trovare nuove soluzioni per una lotta efficace senza ricorrere a facili ricette del passato tipo la nazionalizzazione delle aziende in crisi, che equivarrebbe a un suicidio collettivo. E più che altro non separarsi, non dividersi, come si è portati a fare quando la barca rischia di affondare.

sabato 16 ottobre 2010

Vuoto di potere

Ultimamente sento con preoccupazione alcuni vescovi che debbono, loro malgrado, constatare che c’è un vuoto di potere in Italia.
La mia preoccupazione deriva dal ricordo che la Democrazia Cristiana si era stesa come una grande croce sopra l’Italia per riempire il vuoto di potere che rischiava di favorire l’avvento del comunismo.
Certo allora il pericolo era reale, il comunismo di cui si parla non era certo quello di cui stigmatizza oggi Silvio Berlusconi.
Era quello che al di là delle buone intenzioni di tanti compagni di allora, voleva fare dell’Italia un paese satellite dell’Unione Sovietica.
E quella non mi pare che fosse una grande idea, né che fosse una grande prospettiva futura.
L’ipoteca del Vaticano sulla vita civile dell’Italia di allora era però molto pesante. Negli anni 50 vivevo a Verona e il Veneto era particolarmente “assoggettato” al potere che in nome della difesa dei valori cristiani condizionava non solo la vita politica, ma più ancora la vita civile del Paese. Ricordo solo  il controllo sui posti di lavoro, il controllo sessuofobico sulla televisione e sull'editoria, il controllo delle coscienze prima delle elezioni, le omelie domenicali ridotte a una continua apologia della Democrazia Cristiana, l’unico partito in Italia che avrebbe potuto garantire la difesa delle leggi della Chiesa. 
Sappiamo che affrancarsi da tutto ciò non è stato facile e non è stato facile introdurre istituti che pur contrari alla Chiesa danno una connotazione moderna agli stati  occidentali (tipo divorzio legalmente regolato e aborti clandestini sostituiti da un’adeguata legislazione laica).
Oggi il partito cattolico ha fallito, i cattolici doc possono difendere le loro ragioni all’interno dei vari nuovi partiti, i comunisti in Italia li vede solo Berlusconi, abbiamo tutti gli elementi  per far trionfare un modello laico, equilibrato e sano di società libera, sganciata dai poteri più o meno monarchici del Vaticano.
Si, abbiamo tutti gli elementi, ma non li usiamo, e così diamo spazio alle considerazioni episcopali: in Italia c’è un vuoto di potere.
I vescovi hanno cominciato a lavorarci: dicono che i cattolici devono essere protagonisti nella politica, danno consigli sulla situazione economica, ribadiscono il veto al testamento biologica e alle unioni di fatto, e il partito di maggioranza, sta ben attento a non ferire la suscettibilità delle Alte Sfere, inclusa la Lega che per il fatto di essere radicata in paesi in cui è pure radicata una tradizione cattolica di vecchia data, sta ben attenta a conservare quei voti così importanti per il federalismo...Ma perché la chiesa si preoccupa di cominciare a riempire questo vuoto di potere?
Non lo so, questa era una tattica ormai abbandonata, da tanti secoli il potere temporale della chiesa si è espresso per intervenire quando qualcuno diventava troppo potente e quindi tenere divisa l’Italia.
L’Italia si è unificata a dispetto della Chiesa, non lo dimentichiamo.

Non vorrei esagerare,  ma ho notato che ultimamente si comincia a parlare un po’ troppo dei beni immobili del Vaticano, delle facilitazioni fiscali da parte del governo italiano, dell’utilizzo che la chiesa fa dell’otto per mille (un miliardo di euro per anno). L’avranno notato anche loro!

venerdì 15 ottobre 2010

Sospendere Michele Santoro?

La sanzione disciplinare comminata dal direttore della Rai a Michele Santoro ha del ridicolo. E' grave perché danneggia Santoro, è grave perché danneggia gli utenti dl servizio pubblico che sembrano gradire molto quella trasmissione, è grave perché danneggia lo stesso direttore che probabilmente non aveva nessuna voglia di prendere un provvedimento del genere, ma, si sa, non sempre si può fare quello che si vuole...Trasmissioni come quella, dice Sandro Bondi, "fanno male alla politica e alla democrazia italiana".
Avrebbe potuto dire con più sincerità che fanno male alla politica di centro-destra e all'unipolarismo della democrazia italiana in senso "ghe pensi mi!".
Comunque quel che è ridicolo è che tutto parte da un vaffanculo non detto, che anche se fosse detto non è un'offesa. Una sentenza della Corte di Cassazione del 2007, infatti, stabiliva l'insussistenza dell'offesa per l'uso di questa parola. 
( vedi:http://www.ricercagiuridica.com/sentenze/index.php?num=2350)
Ebbene, passi per vaffanculo, ma vaffan...bicchiere! Non se po' dì!


Sia comunque ben chiaro che io, Napoletani Emilio, regolarmente abbonato al servizio RAI mi sento punito immotivatamente per questa sospensione di ben due puntate di Anno Zero. Ma vaffan.....................! 

Non se ne può più!

C’è una lotta politica che tende a far accettare da una parte importante del popolo degli elettori, la propria tesi nell’ambito di un possibile programma di governo migliore di altri, e c’è una lotta apolitica che tende solo a demolire l’avversario con qualunque mezzo e a far trionfare la propria egemonia. 
Quello che non si è ancora capito è che quest’ ultimo tipo di lotta (prevalente in questi ultimi tempi), è incurante della conservazione della democrazia intesa come pluralismo di idee su cui discutere liberamente.
Lo scopo vero e inconfessato è di polarizzare tutta la politica su un unico polo che  possa essere riconosciuto da tutti come l’unico percorribile in quanto appoggiato a un leader capace di prendersi in carico tutti i problemi e risolverli a modo suo, cioè al di fuori di qualunque critica o contributo di parti contrarie. 
In altre parole la novità di questa concezione è l’eliminazione dell’opposizione. 
Proprio quello di cui si preoccupava la nostra vecchia, ma previdente costituzione, quando cercava di mettersi al riparo da nuovi capi del governo equivalenti al duce del passato regime.
Questo “nuovo” percorso differirebbe dal regime di cui sopra soltanto perché continuerebbe a chiamarsi “democrazia”, perché il leader dovrebbe essere confermato o cambiato ogni tot numero di anni con libere elezioni.
Destra e sinistra in effetti non si sa più che cosa significhino. A me pare che la destra sia il potere in carica, la sinistra l’antipotere. Oggi abbiamo appunto il berlusconismo e l’antiberlusconismo. Se dovessimo avere un quadro simile con un leader che oggi chiamiamo di sinistra, le differenze non sarebbero così grandi. L’opposizione sarebbe rappresentata dai berlusconiani che tenderebbero ad abbattere il nuovo leader con tutte le loro forze.
La novità oggi è che non c’è più una vera differenza fra gli uni e gli altri a livello di obbiettivi. 
Il quadro della economia mondiale, la sparizione del modello marxista come modello di riferimento per una nuova società, lo svanire della necessità di appartenere a un blocco internazionale piuttosto che a un altro, l’appiattimento dell’economia sul mercato, sono tutti fattori che hanno annullato la differenza fra sinistra e destra nel senso tradizionale riducendola a temi marginali di realizzazione di obbiettivi di cui anche poco si parla e i confini non sono ben definiti. 
Il punto di arrivo, il target di tutto ciò, sembra essere una democrazia con un solo polo e senza nessuna valida opposizione.
Io non ci sto, e voi?