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sabato 8 gennaio 2011

Uccellini e uccellacci



Si attende il giorno della Consulta, chiamato anche in modo improprio il giorno del giudizio, come quello che farà chiarezza sul futuro di questa legislazione. Pare che l’allontanarsi della verità possa portare una prosecuzione della legislatura, mentre se il giudizio della consulta sarà negativo, non rimarrà che tornare a nuove elezioni. Tutto questo fa parte della falsificazione che ci circonda in modo sempre più subdolo.
Prendiamo per vero almeno per una volta quel che ha detto Berlusconi, di non aver mai proposto leggi ad personam per difendersi dai processi, ma che sono stati sempre i ministri più vicini a lui a proporli. Da questo risulta che a lui non interessa difendersi dai processi. Se sarà necessario, dedicherà del tempo a questo, sottraendolo alle cure del governo. E va bene! Non si può avere tutto dalla vita. In compenso anche noi, favorevoli o non a Berlusconi potremo conoscere la verità su di lui e accettare con fiducia le conclusioni della magistratura. Perché fosse anche vero che i PM che lo accusano sono politicizzati e sono di parte “comunisti”, è pur vero e condiviso che i magistrati sono equi e credibili e che quindi ci consentirebbero la conoscenza del vero Berlusconi, premier di questa squinternata Repubblica Italiana, in parte padana, in parte poco convinta della propria unità.
Se la Consulta dovesse premiare la prosecuzione dell’attuale governo Berlusconi, non faremmo che avanzare nella fanghiglia crepuscolare di questa caotica situazione apolitica dove non si riconoscono più né partiti, né progetti, né futuro, né libertà.
Siamo nella situazione ideale per una prerivoluzione, mancano però (fortunatamente) sia i cannoni sia i generali.
Sta di fatto che qualcuno si sente libero di riferirsi al Capo dello Stato come al Signor Napolitano, piuttosto che al Presidente della Repubblica, e di affermare che il federalismo è più importante dei festeggiamenti dell’Unità d’Italia. Che il Capo dello Stato si preoccupi della secessione è evidente fin dall’inizio dello scorso anno quando lui per primo lanciò l’avvertimento che è necessario dare la degna rilevanza ai 150 anni dell’Unità d’Italia ricorrenti nel 2011. Infatti, c’è da attendersi che finita l’approvazione dei decreti attuativi del federalismo fiscale, sarà fissata dalla Lega una nuova tappa. Magari l’organizzazione politica di una macroregione padana. Comunque un cammino lento ma inesorabile verso la secessione auspicata fin dall’inizio da Gianfranco Miglio.
Dal confine alpino al crinale dell'appennino tosco-emiliano l'Italia transpadana e cispadana ha una sua specifica ragion d'essere, una sua fisionomia economica produttiva storica e perfino linguistica da richiedere, per il suo pieno sviluppo, anche a beneficio dell'intera nazione, una sua posizione esatta e spiccata in seno all'Italia che sta nascendo. L'unità d'Italia non potrà essere fatta che su altre basi [...] La Liguria, il Piemonte, la Lombardia, l'Emilia e le Tre Venezie, ossia tutta l'Italia settentrionale nel suo insieme costituisce un'armonica unità geografica, economica, etnica e spirituale, ben degna di governare se stessa. (da Il Cisalpino, 22 luglio 1945)
Davanti a queste priorità leghiste, la sopravvivenza di Berlusconi nella loro ottica è soltanto strumentale. Nulla potrebbe impedire di buttare a mare l’alleato di ferro e sostituirlo con qualsiasi altra parte, se questa fosse una soluzione più favorevole all’acquisizione degli obiettivi.
Oggi la Lega Nord è l’unico partito che ha un progetto chiaro per il futuro, e l’unica formazione che avversa questo progetto, purtroppo senza averne uno alternativo che non sia la riconferma di valori del passato, è Gianfranco Fini che proprio per l’eccessivo appiattimento di Berlusconi sulle posizioni di Bossi ha scatenato il putiferio che stiamo ancora vivendo. E il PD non ha capito che questo è il vero problema di oggi. Si è lasciato sorpassare da Fini e ancora oggi cerca alleanze per abbattere Berlusconi, che non è il pericolo numero uno. Il pericolo numero uno è un’Italia spaccata dalla miopia Veneto-Lombarda che non vede che le Nazioni in Europa non avranno una lunga vita, ma al momento sono l’unico ambiente utilizzabile per una contrattazione internazionale comunitaria. Indebolire o uccidere questa Repubblica, piuttosto che migliorarla ed evolverla verso i primi posti fra le Nazioni europee, sarebbe indebolire o uccidere qualsiasi regione o macroregione che velleitariamente volesse fare da sola.
E Berlusconi? E’ lo stesso. Consulta o non consulta l’importante è che si dedichi agli uccellini. Quei colibrì che numerosi lo attendono ad Antigua, pronti a dargli un festoso saluto e un grande ringraziamento per i fratellini di Miramare.

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