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lunedì 28 gennaio 2013

Il Monte dei Paschi


#Mps: dice Profumo che va tutto bene. Vorrei capire però nella mia ignoranza com'è che un apporto dal Tesoro di 3,9 miliardi, che sono un debito oneroso prelevato dai nostri deficitari bilanci, vanno a riequilibrare il patrimonio della banca. Un debito può riequilibrare un patrimonio?
Non serve unicamente a ridare liquidità? E che serva liquidità lo si vede anche dall'invito che fa Profumo a un qualunque finanziatore anche straniero ad intervenire.
E poi quei 3,9 miliardi li ha prestati lo Stato, cioè noi cittadini con le nostre tasse, Quando torneranno indietro? E come faremo ad accorgercene?
E poi quando sono stati stanziati quei 3,9 miliardi, come mai non ce ne siamo accorti? Non dovevano essere un argomento di cui parlare sui giornali?
E se la risposta fosse che prestare dei soldi non costa allo Stato e non interferisce con i conti pubblici, allora non potremmo finanziare gli studi a studenti bravi che non possono più permettersi di portare avanti gli studi universitari promuovendo i debiti d’onore che già funzionano benissimo in altri paesi?
Che cosa? Ah , non conviene perché  una volta laureati se ne vanno all'estero a beneficiare qualche paese che non ha speso niente per prepararli…è vero non abbiamo fondi per la cultura.
E allora pensiamo a finanziare le banche in attesa di capitali stranieri. Pare che sia più importante.
E poi, e poi...

giovedì 24 gennaio 2013

Destra e sinistra



Destra e sinistra si (Bersani e Berlusconi), destra e sinistra non più (Monti e Grillo). Chi di loro ha ragione? 
Se per Bersani c’è il ricordo di un fascismo e antifascismo, per Berlusconi c’è il ricordo di un comunismo e un anticomunismo.
Sono situazioni vecchie e superate di cui oggi è anacronistico parlare.
Monti e Grillo giustamente affermano che questa destra e sinistra non c’è più. Però trovo esagerato affermare che si debbano bandire dal vocabolario questi termini.
Dare la precedenza all’innovazione è  una grande necessità,   attualmente sotto gli occhi di tutti. Ma qual è l’obbiettivo finale? L’obbiettivo finale può essere soltanto il bene del nostro Paese e non certo il bene dei furbi. Solo che il bene del nostro Paese è visto in modo diverso da destra e da sinistra.
Da destra si pensa che devono star bene le persone che hanno capitali, imprese, banche, perché da loro dipende il benessere di chi accetta le regole pur di lavorare e guadagnare una retribuzione. Le regole le pone chi dispone di capitali e i sindacati dovrebbero essere una struttura che sta a legittimare questa situazione appunto di destra.
Da sinistra si pensa che devono star bene tutti e che investire il denaro è un impegno come un altro, anzi una responsabilità che si assume chi avendone la possibilità fornisce capacità e mezzi per realizzare un benessere collettivo, dove il lavoro non significa soltanto adempimento contrattuale, ma anche realizzazione umana e consapevole di tutti coloro che impegnano le proprie forze per mantenersi, mantenere le famiglie e avere via libera per crescere in base alle qualità che ognuno sa dimostrare a beneficio della collettività.
Dalla descrizione fatta è facile desumere che la mia simpatia corra più che altro verso sinistra, ma è un sentimento di sinistra che secondo me è condiviso anche da Obama ( che certamente non è comunista!) le cui linee di tendenza tendono verso un benessere globale del popolo americano, in cui tutti sono inclusi. 
In quest’ottica la lotta di classe va superata  a favore di un’ottica in cui  tutti dovrebbero cooperarsi per il bene di tutti gli altri.
Francamente Bersani non lo vedo in questa ottica, la contrapposizione di principio agli avversari è netta e decisa da parte sua e poi lui vede come destra un berlusconismo che non ha niente della destra in quanto quando era al governo non faceva nessuna politica se non quella di accaparrarsi i voti con le promesse mai mantenute, perdere tempo prezioso per risolvere i suoi problemi personali, e fare comunque tutto in vista di mantenere le clientele che ricevevano ‘qualcosa’ in cambio del loro sostegno.
Direi che una vera destra in Italia non c’è, e chiunque sente in sé il  trasporto certamente legittimo verso gli ideali della destra, non li trova certo in Berlusconi, teoricamente dovrebbe trovarli in Fini, ma come vediamo Fini si è mimetizzato nel centro, perché lui stesso deve aver capito che gli ideali di destra stanno diventando sempre più anacronistici, rovinati palesemente dal centrodestra berlusconiano.
Oppure ci potrebbe essere uno che al tempo stesso che nega significato alla parola destra, la incarna mirabilmente e che potrebbe essere il seme di una nuova destra , moderna e costruttiva, capace di disgregare tutte le precedenti botteghe post-manipulite. Naturalmente parlo di Monti.
Non vedo in lui i segnali di un interesse Obamiano verso tutte le ali del popolo, anzi non parliamo di ali, che quelle secondo lui dovrebbero essere tagliate, vedo piuttosto le capacità di un uomo di notevole statura politica in nuce, che ha i numeri per sbaragliare molte delle forze in campo. E’ un bravo economista, è molto rappresentativo, è veramente lungimirante,  ha capito che se si fosse rimesso da parte sarebbe stato distrutto senza possibilità di difesa e quindi ha preferito l’agone politico, per distruggere gli altri con la sua logica stringente, e ci sta lavorando.
Al congresso cui sta partecipando in questi giorni in Svizzera, si è posto addirittura come l’ultimo anello di una politica europea iniziata con De Gasperi che ha citato. Vi rendete conto? De Gasperi diceva così, io dico colì! Per lui il fatto di aver assolto il mandato chiamato dal parlamento come tecnico, e non sulla base di elezioni popolari, è irrilevante, si è sentito e si sente tuttora l’erede legittimo di tutta la democrazia italiana fin dal suo nascere. Non gliene faccio una colpa perché è facile che quando tutti litigano, uno prenda in mano le redini della situazione. Lui le ha prese in mano con autorità, un’autorità che va oltre i limiti del mandato come governo tecnico e tende a costruire una nuova democrazia, e meno male che non mostra tendenze dittatoriali!
Bersani ha ripetuto spesso che il suo avversario è Berlusconi  e anche Berlusconi indica le vie del bipolarismo a cui l’elettorato dovrebbe guardare: PD e PDL. 
In realtà Monti intende, secondo me, costruire una nuova destra, e per fare questo  muove critiche ai due partiti e mette l’accento sull'innovazione, le riforme e l’esautorazione dei sindacati.
Grillo ancor più esplicitamente chiede l’abolizione dei sindacati e tanta tanta innovazione per guardare a un futuro completamente diverso da quello di questi ultimi anni e da quello auspicato da Monti. Attorno a Grillo anche se in modo spesso scomposto e disordinato , si va costruendo una nuova sinistra anomala, molto diversa dall’antiberlusconismo di Bersani, qualcosa di veramente opposto a Monti, all’Europa, al passato. Sarebbero queste idee nuove il bene o il declino dell’Italia futura? Al momento non ci è dato saperlo, ma certo il bene dell’Italia futura sta nella determinazione positiva di tutti quelli che fanno parte dei vari movimenti, a confrontarsi con la propria coscienza e dare il meglio di sé senza preoccuparsi del tornaconto personale. E’ un utopia questa? Certo, è un’utopia, ma sono le utopie che cambiano il mondo.  



lunedì 21 gennaio 2013

I crucci del Cavaliere


E’ in corso, mentre scrivo mancano quattro ore, il completamento delle liste che al momento attuale riguarda il PDL che in quest’ultima fase encomiabilmente ha escluso vari candidati che essendo indagati o condannati, e non rientrando in quelle regole di liste pulite che si è posto il PDL, devono rinunciare a far parte del gioco elettorale, pur   comportando queste scelte la rinuncia a un congruo numero di voti, che sarà compensato però da un maggior numero di voti da parte di chi auspica un rinnovamento etico nella politica.
Il Cavaliere è molto provato da questo tipo di attività, tanto più che non tutti sono disposti ad accettare con spirito di italianità e di rispetto per la democrazia sacrifici così nuovi nel concerto sinfonico del porcellum.  
Ce n’è in particolare uno, Cosentino, che non ha condanne, ma soltanto l’invito a comparire dei PM, stroncato sul nascere da un voto a maggioranza del disciolto  parlamento. 
Qualunque sia l’esito del contendere, mi chiedo che cosa sarebbe successo se l’incarico di ripulire le liste invece che prenderselo Berlusconi l’avesse preso Alfano. Era proprio lui che fin dall'inizio si sentiva a disagio per la presentazione di tanti impresentabili nelle liste del PDL, e lo aveva lamentato con il capo della coalizione Berlusconi.
Alfano , se fosse stato lui ad avere l’incarico, avrebbe dovuto escludere anche Berlusconi le cui caratteristiche non quadrano con le regole stabilite, e che non si capisce perché comunque lui è sempre al di là delle regole che riguardano gli altri. 
Indagato e anche condannato, pur se ingiustamente  da parte di giudici comunisti, come lui sostiene, e come potrebbe anche essere vero, sta di fatto che la pulizia delle liste è solo apparente se lui è sempre presente in una sorta di regalità incontrovertibile. 
E allora gli esclusi hanno ragione nel sentirsi traditi e abbandonati, dal momento che il capitano della nave si rifugia in una scialuppa di salvataggio e lascia morire gli altri. E’ questo il fare politica? E’ questo che dovrebbero fare anche tutti gli altri? A chi dovesse replicare che senza di lui il PDL sarebbe già finito e frantumato non posso che dare ragione. Tuttavia mi chiedo: ci vogliamo rendere conto che continuiamo ad accettare che uno  solo continui a mantenere il dominio della situazione e che tutti accettiamo questo come una cosa normale?
Uno che ha tanti interessi in gioco, E NON C’E’ CONFLITTO!    

sabato 19 gennaio 2013

La più grande cavolata di Grillo!




Eliminare i sindacati. Come gli viene in mente? Sarebbe come eliminare le palafitte da una capanna che sta sul pelo dell’acqua, dove le palafitte sono quella dialettica di cui i sindacati sono parte integrante. 
Tutto è migliorabile, ciò che è inutile va soppresso, ma i sindacati devono solo riacquistare credibilità, eliminando le contrapposizioni e unificandosi nelle lotte che le sono appropriate: quelle a favore dei lavoratori. Un sindacato super partes non avrebbe senso perché i sindacati devono essere di parte e non di sostegno delle forze avversarie.
Detto  questo dobbiamo fare i  conti con una realtà molto cambiata nel tempo, di cui i sindacati dovrebbero prendere atto.
La situazione che ha la miglior leggibilità è quella classica , dove c’è un capitalismo fiorente, utili crescenti, pil in aumento e vantaggi per i lavoratori al di sotto di quelle che dovrebbero essere le aspettative legittime da parte di questi. 
E’ noto che in questi casi un‘arma in mano ai lavoratori è lo sciopero, forti del fatto che l’impresa ha bisogno di loro e che non potendo fare a meno del  fattore di produzione che è il lavoro deve scendere a patti.
E’ noto che i lavoratori per avere una forza contrattuale devono essere rappresentati da un organismo elettivo forte, capace di contrapporsi agli organi direttivi dell’impresa e di dialogare con essa.
Questa era la situazione ideale del '68, ad esempio, dalla quale scaturì quel gioiello che è lo Statuto dei lavoratori, e che comunque non può essere un modello statico perché le dinamiche del mondo del lavoro lo renderebbero anacronistico, e che  quindi ha bisogno di essere rivisitato annualmente per un adeguamento alle nuove situazioni. 
Lo scopo finale è sempre lo stesso : adeguarsi alle esigenze dei lavoratori tenendo conto delle nuove variabili poste dall'economia non solo italiana, ma internazionale, e  conformando i principi ai mutamenti del mercato e alla nuova ottica per gli interessi attuali e futuri dei lavoratori, conservazione del posto di lavoro e retribuzione adeguata, nonché garanzie per la salute che non deve essere compromessa per gli interessi degli imprenditori.
Gli attuali sindacati sono in grado di fare questo salto di qualità e adeguarsi alle nuove esigenze dei lavoratori o sono arroccati su vecchie posizioni che non hanno più rilevanza e che quindi li allontanano dai lavoratori stessi?
Credo ci sia bisogno di più ascolto e di un maggior rinnovamento senza credere che il cambiamento consista in una maggior morbidezza nelle contrattazioni, e non la miglior focalizzazione su quelli che sono gli interessi attuali dei lavoratori in una società che è profondamente cambiata non solo a livello nazionale , ma anche a livello internazionale.
Vigilare sull'inquinamento è importante come adeguare gli stipendi al costo della vita. Adeguare lo stipendio al costo della vita può diventare secondario rispetto alla conservazione del posto di lavoro e non solo,  oggi anche i disoccupati che sono lavoratori mancati hanno peso nella voce dei sindacati. Io poi uso il plurale per la voce sindacato, seguendo un abitudine che ci siamo data a considerare che i sindacati siano più di uno ma, secondo me, una sola dovrebbe essere la rappresentanza, la molteplicità dipende dal fatto che non si sa più bene quali siano i compiti dei sindacati e c’è discussione su questo fra di loro…
Alcuni cambiamenti:
Lo sciopero non è più un’arma efficace nella lotta sindacale. La forza lavoro non è più circoscritta e non soltanto c’è esuberanza di potenziali lavoratori disposti a lavorare anche in nero pur di  lavorare, ma la nuova arma in mano agli imprenditori è la delocalizzazione con la quale si trasferiscono altrove le macchine e i lavoratori possono solo piangere e rimpiangere il passato. In quell'altrove ci sono uomini e donne disposti a lavorare per la sussistenza, che a loro manca e che quindi è un bene grande. Tutti i diritti cadono nel nulla davanti al diritto di alimentarsi. Questa però è l’anticamera della schiavitù. E comunque dovrebbe essere  una situazione del tutto transitoria. Lo vediamo in Cina dove dopo qualche tempo di lavoro per sussistere, iniziano le esigenze di migliorare le condizioni di lavoro, e mi pare che comincia ad esserci qualche sciopero. E allora? vogliamo abolire i sindacati? Bella comodità per pochi papaveri! Come si concilia questo con la necessità di una rappresentanza dei lavoratori che dia loro voce? O dovremmo silenziare la parte umanamente più rilevante delle nazioni?
Vorrei sentir parlare di costruzione e non di inopinate distruzioni!







Servono sette miliardi, chi li ha?


Una considerazione fatta sui giornali di oggi è che si è scoperto che dobbiamo colmare un buco di sette miliardi con nuove imposizioni fiscali e che la causa di questo, che diventa un ulteriore fattore di recessione, è la politica di austerity del governo tecnico. 
Ora io non voglio apparire come il difensore di Mario Monti che condivido in parte si e in parte no, ma mi chiedo con quale senso logico si può sostenere che Monti  ha sbagliato tutto imponendo nuove tasse.
 Come si riempiono i buchi? Con il nulla? Un qualsiasi nuovo governo che si troverà a dover aumentare le entrate fiscali di altri sette miliardi, potrà essere incolpato di aumentare le tasse e quindi di aggravare la crisi?
E’ troppo comodo per il predecessore di Monti, dopo aver generato i disastri economici e finanziari nel paese con una politica sbagliata,    e anzi inesistente per quanto attiene all'economia  per anni, e non per mesi, usare Monti accusandolo di essere il generatore di tutti i problemi attuali, colpevole di aver aumentato le tasse ! 
Perché non li ha fatti lui questi interventi dato che aveva il tempo per intervenire con meno invasività? Per non perdere popolarità?
Se questo signore vuole passare per quello che ha imposto meno tasse della sinistra, deve rassegnarsi a passare anche per quello che non intervenendo ha portato il paese sull'orlo del baratro al punto di assegnare a una persona terza il compito di raddrizzare il timone e arginare la falla della nave Italia prima che la nave andasse a fondo. 

Ora si attende un nuovo governo di centro sinistra per dare allo stesso la colpa di aver aggravato l’imposizione con altri sette miliardi.
Non se ne può più!

giovedì 17 gennaio 2013

Investire in Italia?


Quando è stato mostrato a Bersani il video: l’Italia se ne va a pezzi, accennando al fatto che molti capitali italiani investiti nelle imprese vengono sostituiti da capitale straniero e ci sono molti di questi investitori sul nostro territorio, ho avuto l’impressione che ci fosse un imbarazzo di Bersani quando affermava che se non ci sono soldi in Italia per investire, vanno bene anche gli investimenti stranieri, purché vengano rispettate le regole.
Quest’ imbarazzo per me non è giustificato, anzi dovremmo rendere più facile l’insediamento di imprese straniere sia con una più efficace legge anti corruzione , sia con una semplificazione vera della burocrazia che faciliterebbe sia investimenti di capitali stranieri in Italia , sia l’apertura di nuove piccole attività da parte di risparmiatori italiani.
Un esempio sotto gli occhi di tutti è l’operazione Alitalia compiuta quattro anni fa da Berlusconi che con il pallino di conservare capitale italiano per la compagnia di bandiera ci ha fatto spendere tre miliardi come contribuenti, ci ha fatto rinunciare all'offerta francese che avrebbe portato ossigeno alla nostra economia e ci ha  portato dopo quattro anni alla medesima situazione di prima, aggravata dal fatto che quei tre miliardi oggi ci servirebbero, magari per evitare l’aumento dell’IVA di un punto.
Quindi vedrei molto bene che il futuro governo facilitasse l’insediamento di imprese straniere di qualunque provenienza, migliorando i servizi e abbreviando le procedure nonché sveltendo i percorsi giudiziari per le eventuali controversie civili e commerciali.
Uscire dalla crisi per l’Italia è possibile aumentando l’occupazione, aumentando la produzione e le esportazioni, evitando comunque sgravi e facilitazioni fiscali per le nuove imprese che alimenterebbero solo la speculazione di società che smantellano tutto alla fine dei benefici (questa esperienza l’abbiamo già fatta). Se l’Italia diventa un paese semplice e affidabile questo è già un buon incentivo ad attirare capitale straniero.
E poi aumentare le tasse su una economia ridotta a pelle e ossa significa continuare a diminuire il gettito fiscale, mentre un pil in aumento consente un maggior gettito fiscale pur diminuendo le tasse e migliorando i servizi.
Non mi lascerei affascinare da ipotetici e impossibili miracoli italiani, ma dalla possibilità di riagganciare la nostra economia a una crescita che ci consenta di  partecipare alla costruzione di una Europa politicamente unita e democratica.
Chi seguirà un programma di crescita nei fatti e non a parole? 


mercoledì 16 gennaio 2013

Le rovine dell'Aquila


L’Aquila, non è un argomento elettorale, è solo un imbarazzante “ peso morto” cui non dare “peso” nella competizione elettorale nazionale.
Le  erbacce crescono sulle macerie a conferma che dopo le strumentalizzazioni di comodo arriva il silenzio e come gli alberi secolari hanno avvolto i templi buddisti della Cambogia, relegandoli a un secolare silenzio, altrettanto avverrà per una delle più belle città d’arte italiane la cui ricostruzione  non abbiamo il piacere di vedere delineata in alcuna agenda politica. Ci sono i map di Berlusconi e tanto basta.  La protezione civile, già interessantissimo strumento per vuotare le casse dello Stato, non considererà un Grande Evento la ricostruzione della città dell’Aquila, tanto i rubinetti sono chiusi , e chi voleva approfittare delle disgrazie altrui , l’ha già fatto. E gli onesti preferiscono girare la testa dall’altra  parte, e pensare ad essere eletti per rinnovare il gioco della democrazia, che dovrebbe essere il sacrosanto diritto di tutti di decidere la gestione del denaro di tutti e che invece diventerà ancora una volta, se vogliamo mantenere una visione pessimistica delle cose, come ci insegna il passato, il gioco del monopoli.  Di chi potremo fidarci?